mercoledì 27 marzo 2013

I CIBI e le RAZIONI

3 commenti:

  1. PAG 127, 128
    si frugò nella tasca della tuta e ne tirò fuori una barretta di cioccolato. La spezzò in due e ne diede metà a Winston. Prima ancora di toccarla, Winston aveva già capito dall'aroma che si trattava di un cioccolato molto particolare. Era molto scuro, lucido, avvolto in carta d'argento. Il cioccolato che conosceva era di un marrone opaco, si sfaldava fra le dita e al gusto ricordava, se si poteva arrischiare il paragone, il fumo che si sprigiona quando si da fuoco
    a un mucchio d'immondizia. Eppure, c'era stata una volta in cui egli aveva mangiato del cioccolato come quello che gli aveva dato la ragazza. Non appena ne aveva aspirato il profumo, gli si era ridestato nella mente un ricordo che non riusciva a fissare, e purtuttavia intenso e perturbante.
    «Dove l'hai preso?» le domandò.
    «Al mercato nero» rispose lei

    RispondiElimina
  2. PAG 179
    O'Brien prese la bottiglia all'altezza del collo e riempì i bicchieri di un liquido color rosso scuro. Il gesto fece riaffiorare alla mente di Winston qualcosa che aveva visto molto tempo prima su un muro o su un cartellone pubblicitario, un'enorme bottiglia fatta di tante luci elettriche, che sembrava muoversi su e giù e versare il proprio contenuto in un bicchiere. Visto dall'alto, quel liquido sembrava quasi nero, ma nella bottiglia splendeva come un rubino. Emanava un aroma agrodolce. Winston vide che Julia sollevava il proprio bicchiere e lo annusava con schietta curiosità.
    «Si chiama vino» disse O'Brien

    RispondiElimina
  3. PAG 147
    S'inginocchiò, aprì la borsa e fece cadere sul pavimento alcune chiavi inglesi e un cacciavite che ne occupavano la parte superiore. Sotto vi erano alcuni pacchetti di carta accuratamente legati. Ne passò il primo a Winston che nel toccarlo provò una sensazione indefinita ma familiare. Era pieno di una sostanza pesante, che cedeva sotto le dita e aveva la stessa consistenza della sabbia.
    «Non mi dire che è zucchero!» esclamò Winston.
    «Proprio così. È zucchero, non saccarina. E qui c'è una pagnotta di pane... vero pane bianco, non quello schifo che ci fanno mangiare... un vasetto di marmellata... del latte in scatola. Qui, poi, c'è qualcosa di cui sono veramente orgogliosa. Ho dovuto avvolgerlo in un bel po' di carta perché...»
    Ma non ci fu bisogno di ulteriori spiegazioni. Già, infatti, l'aroma si stava diffondendo per tutta la stanza, un profumo intenso e fragrante che sembrava provenire dalla sua infanzia, ma nel quale era possibile imbattersi qualche volta perfino adesso, mentre si effondeva giù per un pianerottolo prima che una porta si chiudesse sbattendo, o s'insinuava misteriosamente in una strada affollata, lasciandosi annusare un attimo, prima di sparire.
    «Caffè...» mormorò Winston, «vero caffè!»

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.