mercoledì 27 marzo 2013

INCONTRI D'AMORE

17 commenti:

  1. PAG.120 I° INCONTRO in piazza Vittoria alle 19
    ....non era prudente accostarsi a lei fino a quando la piazza npon fosse stata un po' più piena di gente.vi erano teleschermi tutt'intorno....al'improvviso tutti si misero a correre in direzione delle grida...la ragazza prese a correre come gli altri.Winston la seguì.Stava passando un convoglio di prigionieri eurasiatici.....Winston si mise a spingere , ..a dare gomitate per portarsi dove la folla era più fitta. si trovava ormai alla distanza di un braccio dalla ragazza..lo separava una coppia di prolet giganteschi che formavano un muro di carne quasi impenetrabile. Winston riuscì a insinuarsi tra loro con le viscere in poltiglia schiacciato tra i due..adesso era accanto alla ragazza. Spalla contro spalla, entrambi con lo sguardo dinanzi a sè.....una lunga fila di autocarri con i prigionieri in catene, occhi tristi da mongoli guardavano la folla, ....La spalla e un braccio della ragazza erano premuti contro i suoi e la guancia era vicina...anche in questa circostanza la ragazza prese in pugno la situazione. parlando nella solita maniera inespressiva, muovendo appena le labbra in una specie di sussurro...."domenica pomeriggio va' alla stazione di Paddington..." con una precisione quasi militare che lo lasciò stupefatto gli delineò il percorso da seguire......
    Sei sicuro di ricordare tutto?

    allora allontanati da me il più presto che puoi....all'ultimo momento però la mano di lei cercò la sua e gliela strinse.
    le loro mani erano state trette meno di 10 secondi tuttavia quel tempo era parso lunghissimo.....a Winston fu sufficiente per conoscerne ogni dettaglio: le dita lunghe, la palma callosa,la pelle liscia ai polsi: l'avrebbe riconosciuta a vista. nello stesso momento si rese conto che non sapeva di che colore fossero i suoi occhi...girarsi per guardarla sarebbe stata un'assurda follia.. E così tenendosi stretti per mano resi invisibili dalla muraglia di corpi, avevano entrambi lo sguardo davanti a sè....

    RispondiElimina
  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  3. PAG 111, 112, 113
    Erano giunti forse a una distanza di quattro metri l'uno dall'altra, quando la ragazza inciampò e cadde lunga distesa....
    Winston sentì nel cuore uno strano turbamento. Davanti a lui c'era una nemica, una che stava cercando di ucciderlo, ma c'era anche un essere umano che soffriva, che forse si era rotto un osso. L'istinto, comunque, l'aveva già fatto chinare verso di lei per porgerle aiuto...
    E tuttavia era stato molto difficile, per Winston, non tradire un moto di sorpresa, perché durante quei due o tre secondi che ave-va impiegato per aiutarla a rialzarsi, la ragazza gli aveva fatto scivolare qualcosa in mano....
    il foglietto di carta. Lo aprì. Vi era scritto, in grossi caratteri vergati con calligrafia incerta:
    TI AMO.
    Rimase stupefatto per diversi secondi, non riuscendo nemmeno a buttare l'oggetto incriminato nel buco della memoria. Quando infine lo fece, non riuscì a resistere alla tentazione di leggerlo prima un'altra volta, pur sapendo quanto fosse pericoloso mostrare un interesse eccessivo

    RispondiElimina
  4. PAG 119
    Restava un solo minuto per agire. Intanto, sia lui che la ragazza continua-vano a mangiare come se nulla fosse. La sbobba che avevano davanti era uno stufato molto diluito, in realtà una banale zuppa di fagioli bianchi. Winston cominciò a parlare in una specie di sussurro. Nessuno dei due alzò gli occhi. Continuarono a ingoiare quella brodaglia, ma fra una cucchiaiata e l'altra, e parlando a voce bassa e in tono inespressivo, riuscirono a comunicarsi l'indispensabile.
    «A che ora esci dall'ufficio?»
    «Alle diciotto e trenta.»
    «Dove ci possiamo vedere?»
    «In Piazza Vittoria, accanto al monumento.»
    «È pieno di teleschermi.»
    «Se c'è folla non ha importanza.»
    «Segni convenzionali?»
    «Nessuno. Non ti avvicinare a me se non mi vedi in mezzo a molte persone. E non mi guardare. Limitati a starmi nei pressi.»
    «A che ora?»
    «Alle diciannove.»
    «Va bene.»

    RispondiElimina
  5. PAG 124, 125
    Il terreno era così pieno di campanule, che non calpestarle era impossibile. Si chinò a raccoglierne alcune, un po' per impiegare in qualche modo il tempo dell'attesa, un po' perché gli era venuta una mezza idea di farne un mazzolino da offrire alla ragazza. Ne aveva anzi raccolto un bel fascio e ne stava odorando il delicato ma intenso profumo, quando un improvviso rumore alle sue spalle, l'inconfondibile crepitio che fanno gli sterpi quando un piede vi si posa sopra, lo agghiacciò. Continuò a raccogliere le campanule, era la cosa migliore. Forse si trattava della ragazza, ma poteva pure darsi che qualcuno lo avesse seguito davvero, nel qual caso il guardarsi intorno sarebbe equivalso a una sorta di ammissione di colpa. Continuò quindi a raccogliere i fiori. Qualcuno gli appoggiò delicatamente una mano sulla spalla.
    Alzò lo sguardo: era la ragazza. Fece un gesto di diniego con la testa — un chiaro modo per invitarlo a non parlare — poi si aprì un varco fra i cespugli e senza indugiare cominciò a camminare davanti a lui lungo il sentiero, finché non s'inoltrarono nel bosco...
    Winston la seguiva...
    Giunsero all'albero caduto di cui gli aveva parlato. La ragazza lo superò d'un balzo e si aprì un varco fra i cespugli, in un punto in cui farlo sembrava impossibile. Winston le andò dietro e scoprì che si trovavano ora in una radura naturale, una collinetta circondata da alberelli alti, che la chiudevano completamente. La ragazza si fermò e si girò.
    «Eccoci qua» disse.

    RispondiElimina
  6. PAG 125, 126
    Era di fronte a lui, a diversi passi di distanza, ma anche ora Winston non osava accostarsi a lei.
    «Non ho aperto bocca lungo il sentiero» proseguì la ragazza, «per paura di qualche microfono nascosto. Non credo che ce ne siano, ma non si può mai sapere. C'è sempre la possibilità che uno di quei porci riconosca la tua voce. Qui siamo al sicuro.»
    Winston ancora non osava avvicinarsi a lei. «Siamo al sicuro?» ripeté stupidamente.
    «Sì. Osserva gli alberi.» Erano frassini minuscoli, che qualche volta dovevano essere stati tagliati ma poi, ricrescendo, avevano dato vita a una sorta di foresta di pali sottili come il polso di una mano. «Piantarvi dei microfoni è impossibile. E poi, sono già stata qui.»
    Fino a quel momento, si erano limitati a parlare, ma Winston era riuscito ad andarle un po' più vicino. La ragazza gli stava davanti, quasi sull'attenti...Winston le prese la mano.
    «Forse non ci crederai» disse, «ma fino a questo momento non sapevo nemmeno di che colore fossero i tuoi occhi.» Notò che erano marroni, di una tonalità piuttosto chiara, mentre le ciglia erano nere.....La ragazza gli aveva stretto le braccia al collo, e ora lo chiamava tesoro, mio caro, amore mio. L'aveva tirata giù per terra: non opponeva alcuna resistenza, poteva davvero fare di lei quello che voleva...Era felice di ciò che stava accadendo, ma non provava desiderio. Era troppo presto..

    RispondiElimina
  7. PAG 126, 127, 128
    «Come ti chiami?» le chiese Winston.
    «Julia. Il tuo nome invece lo conosco. Ti chiami Winston, Winston Smith.»
    «Come lo hai scoperto?»
    «A scoprire le cose sono molto più brava di quello che credi, mio caro. Dimmi, che ne pensavi di me prima del giorno in cui ti ho passato il biglietto?»
    Non gli venne neanche in mente di dirle bugie. Gli sembrò anzi un gesto d'amore non nasconderle il peggio.
    «Odiavo anche il solo vederti» rispose. «Avrei voluto violentarti e poi ucciderti. Due settimane fa ho pensato seriamente di fracassarti la testa a colpi di pietra. Se proprio lo vuoi sapere, pensavo che tu avessi a che fare con la Psicopolizia.»
    La ragazza rise divertita. Evidentemente scorgeva nelle parole di Winston un tributo alla perfezione del suo camuffamento.
    «La Psicopolizia, addirittura! Ma dici sul serio?»
    «Be', magari non è così, ma osservando il tuo aspetto, il tuo comportamento... capisci, tu sei giovane, fresca, sana... pensavo che probabilmente...» «È tutta colpa di questa porcheria» disse la ragazza, strappandosi la fa-scia scarlatta della Lega Giovanile Antisesso e scaraventandola contro un ramo.
    «All'apparenza io sono proprio come quelle ragazze che dicevi. Riesco bene nelle attività sportive, sono stata caposquadra delle Spie, tre sere a settimana presto lavoro volontario per la Lega Giovanile Antisesso. Ho passato ore e ore a incollare sui muri di tutta Londra quella loro robaccia. Nei cortei sono quella che regge immancabilmente l'asta degli striscioni. Ho sempre l'aria giuliva, non mi tiro mai indietro quando c'è da fare e se sto in gruppo grido come tutti gli altri. Ecco tutto. È l'unico modo per non avere seccature.»

    RispondiElimina
  8. PAG 128, 130
    «Sei molto giovane» disse. «Hai dieci o quindici anni meno di me. Che cosa ti attira in un uomo come me?»
    «Qualcosa nel tuo volto. Ho pensato che dovevo rischiare. Sono piuttosto brava a individuare quelli che non fanno parte del gregge. Ho capito subito, non appena ti ho visto, che eri contro di loro.»
    Loro, fu subito chiaro, si riferiva al Partito e ai membri del Partito Interno in specie, dei quali lei parlava con un odio schietto e con toni di scherno che trasmisero a Winston una certa inquietudine, anche se sapeva che non avrebbero potuto trovarsi in un luogo più sicuro. Una cosa di lei che lo la-sciava stupefatto era la volgarità del linguaggio. Era ritenuto sconveniente che i membri del Partito usassero un linguaggio sboccato. Lo stesso Winston imprecava di rado, e comunque mai ad alta voce. Sembrava invece che Julia non riuscisse a nominare il Partito, e soprattutto il Partito Interno, senza ricorrere a quel tipo di parole che si vedono scritte col gesso sui muri scrostati dei vicoli. La cosa non gli dispiaceva, perché vi vedeva un segno della sua ribellione contro il Partito, e anche perché aveva un che di naturale, di sano, come lo starnuto di un cavallo che puzza di fieno vecchio.
    Nell'incavo della sua mano, il fianco della ragazza era morbido e caldo. La attirò a sé, di modo che fossero petto contro petto. Il corpo della ragazza parve fondersi nel suo e le sue mani, ovunque si poggiassero, non incontravano resistenza, come se s'immergessero nell'acqua. Le loro labbra si cercarono, e non furono più i baci impacciati che si erano scambiati prima. Quando i volti si staccarono, emisero entrambi un profondo sospiro. Il tordo si spaventò e volò via in un frullio d'ali.

    RispondiElimina
  9. PAG 130, 131, 132
    Winston le accostò le labbra all'orecchio. «Adesso» le sussurrò.
    «Non qui» sussurrò lei a sua volta. «Torniamo al nostro rifugio. È più sicuro.»
    Rapidamente, facendo di tanto in tanto crepitare qualche rametto, tornarono alla radura. Una volta che furono entro il cerchio tracciato dagli arbusti, Julia si volse verso di lui. Ansimavano tutti e due, ma il sorriso era tornato agli angoli della bocca della ragazza. Lo guardò per un istante, poi si portò la mano alla chiusura lampo della tuta. Fu quasi come nel sogno. Velocemente, quasi come lui l'aveva immaginato nelle sue fantasticherie, si era spogliata, gettando via gli abiti con quello stesso, magnifico gesto che nel sogno gli era parso annullare un'intera civiltà. Il suo bianco corpo splendeva al sole, ma per un attimo Winston non lo guardò, ammaliato da quel volto coperto di lentiggini e da quel sorriso appena accennato ma spavaldo. S'inginocchiò accanto a lei, prendendole le mani fra le sue.
    «Lo hai già fatto prima?»
    «Naturalmente. Centinaia di volte... dozzine di volte, diciamo.»
    «Con membri del Partito?»
    «Sì, sempre con membri del Partito.»
    «Con membri del Partito Interno?»
    «No, con quei porci no, ma ce ne sono a decine che lo farebbero eccome,
    se ne avessero l'occasione. Non sono così puri di spirito come vogliono fare intendere.»
    «Ascolta. Più sono gli uomini che hai avuto e più ti amo. Capisci quel che voglio dire?»
    «Perfettamente.»
    «Odio la purezza, odio la bontà! Voglio che la virtù non esista in nessun luogo, e che tutti siano corrotti fino al midollo.»
    «E allora, caro, dovrei essere proprio il tipo che fa per te, perché io sono corrotta fino al midollo.»
    «Ma ti piace? Non sto solo dicendo se ti piaccio io, voglio sapere se ti piace fare l'amore in quanto tale.»
    «L'adoro.»
    Era soprattutto questo che voleva sentirle dire. Non il semplice amore per una persona, ma l'istinto animale, il desiderio indifferenziato, nudo e crudo. Era questa la forza che avrebbe mandato il Partito in pezzi. L'attirò a sé sull'erba, fra le campanule cadute. Questa volta non ci furono problemi. Dopo un po' i loro petti ansimanti si calmarono ed essi, in una sorta di piacevole languore, si separarono. Sembrava che il sole fosse diventato più caldo. Entrambi avevano sonno. Winston allungò una mano a prendere la tuta che Julia aveva scagliato via e con quella la coprì alla meglio. Si addormentarono quasi subito, e dormirono per una mezz'oretta.
    A parte le labbra, non si poteva dire che fosse bella nel senso proprio del termine. A guardare con attenzione, aveva qualche ruga attorno agli occhi. I capelli neri, tagliati corti, erano straordinariamente folti e morbidi. Winston si rese conto che non sapeva ancora dove abitasse, né quale fosse il suo cognome.
    Una volta, pensò Winston, un uomo guardava il corpo di una ragazza, lo desiderava, e questo era tutto; ora non vi era spazio né per il puro amore né per la pura lussuria. Non esistevano emozioni allo stato puro, perché tutto si mescolava alla paura e all'odio. Il loro amplesso era stato una battaglia, l'orgasmo una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico.

    RispondiElimina
  10. PAGINA 126,
    "Ho trentanove anni, una moglie di cui non posso liberarmi, le vene varicose, cinque denti falsi.
    Per me tutto questo non ha la benché minima importanza, disse la ragazza."

    RispondiElimina
  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  12. PAGINE 134 , 135
    Julia , a quanto pare, era abituata a questo tipo di conversazioni che definiva A PUNTATE. Era anche abilissima nell'arte di parlare senza muovere le labbra. Una volta soltanto, in quasi un intero mese di appuntamenti serali, riuscirono a scambiarsi un bacio

    RispondiElimina
  13. pag 138
    L'unica cosa intelligente da fare era infrangere le regole.

    RispondiElimina
  14. pag 142
    La felicità era qualcosa che non esisteva... la vittoria poteva essere ottenuta solo in un futuro remoto, molto dopo la propria morte,che una volta dichiarata guerra al Partito era meglio pensare a se stessi come a dei cadaveri.
    "noi siamo i morti", disse Winston.
    "Noi siamo i morti ancora" replicò Jiulia

    RispondiElimina
  15. pag 145
    Jiulia era diventata una necessità fisica , qualcosa che non soltanto desiderava, ma alla quale pensava di avere diritto.

    RispondiElimina
  16. pag 158
    A volte il senso della morte incombente sembrava avere la stessa concretezza materiale del letto sul quale giacevano, e allora si avvinghiavano con una sorta di sensualità disperata, come un'anima dannata che afferra l'ultimo brandello di piacere quando l'orologio sta per battere l'ultima ora.
    Vi erano però anche momenti in cui si illudevano non solo di non correre alcun pericolo, ma che la loro felicità sarebbe durata per sempre.
    .....
    Altre volte si abbandonavano, nella loro ansia di fuga, ai sogni a occhi aperti.

    Quella stanza era un luogo sacro

    RispondiElimina
  17. pag 159

    Tirare avanti giorno dopo giorno e settimana dopo settimana, dilatare il più possibile un presente che non aveva futuro, sembrava a entrambi un istinto incontrollabile.

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.